Reporting ESG, a partire dai nuovi ESRS la sfida è costruire processi più efficienti

ESRS, la nuova lista EFRAG sui datapoint

EFRAG ha pubblicato la bozza del nuovo elenco dei dati da rendicontare secondo gli ESRS rivisti. Per le imprese si apre una fase più concreta: rivedere dati, responsabilità e sistemi per rendere il reporting di sostenibilità più essenziale, solido e utile alle decisioni.

di Giulia Devani, Responsabile Strategie e Reporting di Sostenibilità, Amapola

Negli ultimi mesi la semplificazione del reporting di sostenibilità europeo è stata soprattutto un tema normativo. Con la pubblicazione da parte di EFRAG della Draft List dei Datapoint da rendicontare secondo gli ESRS rivisti, la discussione entra ora in una fase molto concreta: quella dei dati da raccogliere, dei processi da organizzare e delle responsabilità interne da ridefinire.

È un passaggio importante perché consente alle imprese di uscire progressivamente dalla fase dell’attesa e di cominciare a verificare come il nuovo impianto possa incidere sul lavoro già fatto. La questione, oggi, non è soltanto conoscere quali richieste resteranno negli standard, ma capire se la revisione permetterà davvero di costruire un sistema di reporting più proporzionato, leggibile e stabile nel tempo.

La nuova lista offre una prima base per fare questa verifica. Soprattutto per le organizzazioni che negli ultimi anni hanno già investito nella rendicontazione secondo gli ESRS, il confronto con il nuovo quadro può diventare l’occasione per riconsiderare l’intero percorso dell’informazione di sostenibilità: da ciò che è realmente necessario monitorare fino al modo in cui quei dati vengono utilizzati all’interno dell’azienda.

La semplificazione alla prova dei dati

Un datapoint è, in sostanza, una singola informazione prevista dagli standard: può essere un valore numerico, una percentuale, una descrizione, una data o un’altra informazione specifica.

L’elenco pubblicato da EFRAG raccoglie i singoli elementi informativi previsti dai nuovi standard. È uno strumento tecnico, ma aiuta a rendere visibile una delle questioni centrali della revisione: quanto il nuovo assetto riesca effettivamente a concentrare la rendicontazione sulle informazioni rilevanti.

La lista, come precisa la stessa EFRAG, non va interpretata come un inventario di informazioni da produrre indistintamente. Gli ESRS continuano a poggiare sulla valutazione di doppia materialità, che determina quali temi di sostenibilità debbano entrare nella rendicontazione dell’impresa.

Questo punto per me è essenziale. La semplificazione acquista valore quando rende più forte il legame tra rilevanza dell’informazione e rendicontazione. Non dovrebbe quindi essere letta soltanto in termini quantitativi, contando ciò che rimane o ciò che scompare, ma valutando se il nuovo sistema aiuta le imprese a concentrare risorse e attenzione su informazioni effettivamente utili a rappresentare impatti, rischi e opportunità.

Il lavoro da fare sui sistemi già costruiti

Per molte aziende il punto di partenza non è più un foglio bianco. Negli ultimi due anni sono stati costruiti sistemi di raccolta, procedure, criteri di calcolo e meccanismi di verifica che hanno richiesto un investimento organizzativo significativo.

La revisione degli ESRS pone quindi una domanda diversa rispetto alla prima applicazione degli standard: come adattare ciò che esiste al nuovo quadro, facendo evolvere il sistema senza disperdere il lavoro utile già svolto?

Il raccordo pubblicato da EFRAG tra i nuovi datapoint e quelli previsti dagli ESRS 2023 offre una base per questo esercizio. Il confronto potrà aiutare a distinguere ciò che va mantenuto, ciò che va modificato e ciò che può essere razionalizzato, ma anche a individuare eventuali informazioni che, pur non essendo più richieste nello stesso modo, continuano ad avere valore gestionale per l’impresa.

Preservare ciò che funziona

Negli ultimi anni molte imprese hanno dedicato tempo e risorse alla costruzione di sistemi di reporting che prima non esistevano. Il lavoro ha coinvolto sostenibilità, finanza, HR, acquisti, ambiente, risk management e governance, creando nuovi flussi informativi e nuove responsabilità interne.

La revisione degli standard offre l’occasione per rendere questi processi più semplici e più focalizzati. Allo stesso tempo, sarà importante preservare ciò che nel frattempo ha acquisito valore per l’organizzazione. Un’informazione che non dovesse più rientrare tra quelle richieste dagli ESRS potrebbe infatti continuare a essere utile per la strategia aziendale, per il dialogo con clienti e investitori, per rispondere alle richieste delle banche o per monitorare internamente un rischio rilevante.

Per questo il passaggio ai nuovi standard richiede una valutazione selettiva. L’obiettivo è costruire un sistema nel quale i dati siano raccolti una volta, con responsabilità chiare e finalità definite, e possano poi essere utilizzati in modo coerente per esigenze diverse.

Una fase ancora aperta

La bozza pubblicata da EFRAG rappresenta un passaggio importante, ma il percorso non è ancora concluso. Il documento è aperto fino al 23 ottobre 2026 a una fatal-flaw review, attraverso la quale gli stakeholder possono verificare la metodologia adottata e segnalare eventuali errori o criticità. La versione finale dell’elenco è attesa entro la fine dell’anno. In parallelo, EFRAG sta lavorando anche alla nuova tassonomia XBRL, necessaria per rendere le informazioni di sostenibilità leggibili e comparabili anche in formato digitale.

Il quadro è quindi ancora in evoluzione, ma oggi abbiamo abbastanza elementi per iniziare a lavorare in modo concreto.

Anche il team di Amapola sta analizzando i nuovi datapoint e il loro rapporto con i processi costruiti finora, perché questa fase può essere utilizzata dalle aziende non solo per prepararsi ai nuovi standard, ma anche per migliorare l’architettura complessiva del reporting.

Un reporting più essenziale e più governabile

La revisione degli ESRS apre quindi una nuova fase. Per le imprese che hanno già avviato il percorso, il lavoro consiste ora nel mettere a confronto il sistema esistente con il nuovo impianto, individuare dove semplificare davvero e mantenere ciò che continua a produrre valore.

L’obiettivo è costruire processi più chiari, evitare duplicazioni, definire meglio responsabilità e controlli e rendere il dato di sostenibilità più affidabile e più facile da utilizzare.

La vera opportunità della revisione degli ESRS sta qui: trasformare la semplificazione normativa in un reporting più efficiente, più governabile e più utile alle decisioni aziendali.

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