Andare oltre attività e risultati per comprendere il cambiamento generato: la Valutazione d’Impatto aiuta organizzazioni, imprese ed enti a leggere gli effetti del proprio operato e a trasformare le evidenze raccolte in scelte più consapevoli.
di Anna Filippucci, Executive Account Team Reporting e Valutatrice d’Impatto certificata
Misurare attività, raccogliere dati, rendicontare risultati: sono passaggi ormai familiari a molte organizzazioni. Ma sapere quante iniziative abbiamo realizzato, quante persone abbiamo coinvolto o quante risorse abbiamo investito non significa ancora sapere che cosa è cambiato davvero grazie a quelle attività.
È qui che entra in gioco la Valutazione d’Impatto, che non va approcciata come un ulteriore adempimento o l’ennesimo documento da produrre, ma come uno strumento di lavoro che aiuta a leggere il cambiamento generato da un progetto, da un intervento o da un’organizzazione e a utilizzare questa conoscenza per orientare le decisioni successive.
Dal risultato al cambiamento
Per capire la logica della valutazione occorre partire dal concetto di impatto. In termini semplici, l’impatto è un cambiamento durevole nelle condizioni delle persone, delle comunità o dell’ambiente, al quale un intervento ha contribuito almeno in parte. Può essere positivo o negativo, diretto o indiretto, atteso oppure inatteso. E soprattutto ha una dimensione temporale: alcuni effetti emergono subito, altri diventano visibili solo nel medio o lungo periodo.
L’elemento distintivo è quindi il cambiamento. Un’attività può essere realizzata correttamente e produrre risultati immediati (output) senza generare, almeno non ancora, gli effetti più ampi per cui era stata pensata (outcome, nel medio termine; impatto, sul lungo termine).
Un programma di formazione, ad esempio, può essere descritto attraverso il numero di corsi organizzati, le ore erogate e i partecipanti coinvolti (si tratta degli output di progetto). Sono informazioni utili, ma non dicono ancora se le persone abbiano acquisito nuove competenze, se quelle competenze siano state applicate nel lavoro o se nel tempo abbiano contribuito a migliorare comportamenti e capacità organizzative.
La valutazione richiede un cambio di prospettiva: sposta l’attenzione dal “quanto abbiamo fatto” al “che cosa ha prodotto ciò che abbiamo fatto”. La cosiddetta catena del cambiamento, che prevede l’identificazione di input, attività, output, outcome e impatto, serve proprio a questo: distinguere le risorse impiegate, le azioni svolte, i risultati immediati e i cambiamenti che si generano nel breve, medio e lungo periodo.
Una concezione più ampia del valore
Questo spostamento dal risultato al cambiamento porta inevitabilmente a interrogarsi anche sul concetto di valore. La performance economico-finanziaria resta fondamentale, ma non esaurisce ciò che un’organizzazione genera attraverso la propria attività.
Accanto ai risultati economici esistono elementi meno immediatamente visibili ma spesso decisivi: competenze, conoscenze, capitale umano, relazioni, fiducia, reputazione, capacità innovativa, qualità dell’ambiente di lavoro e conseguenze prodotte sul territorio e sulla comunità. Si tratta dei cosiddetti “capitali intangibili” di un’organizzazione, non automaticamente riconducibili ad un importo monetario.
L’integrazione dei temi ESG nelle strategie aziendali ha contribuito ad allargare questa prospettiva, portando dentro i processi decisionali gli effetti dell’attività d’impresa sulle persone e sull’ambiente. La Valutazione d’Impatto prova a capire come quel valore si genera, per chi e con quali effetti nel tempo, andando oltre la mera raccolta dati.
Valutare significa attribuire significato a quei dati alla luce degli obiettivi, del contesto e dei soggetti coinvolti. È un passaggio meno immediato, ma anche più ricco: costringe a scegliere quali cambiamenti osservare, quali stakeholder coinvolgere, quali indicatori utilizzare e quale orizzonte temporale considerare.
In altre parole, la valutazione non è completamente neutra. Ogni metodo mette a fuoco alcune dimensioni del valore e ne lascia altre sullo sfondo. Per questo la qualità del percorso dipende tanto dalla robustezza degli strumenti quanto dalla chiarezza e dalla trasparenza con cui viene definito ciò che si vuole comprendere.
Dalla conoscenza alla progettazione
Uno degli equivoci più frequenti è pensare alla Valutazione d’Impatto come a un’attività da svolgere soltanto alla fine di un progetto, per “dimostrare” che ha funzionato.
In realtà il suo valore più interessante è gestionale e progettuale.
Il parallelismo con strumenti ormai familiari alle imprese è utile. Una Life Cycle Assessment non è preziosa soltanto perché quantifica gli impatti ambientali associati al ciclo di vita di un prodotto: diventa davvero utile quando consente di individuare le fasi più critiche e di intervenire su materiali, processi o scelte progettuali. Allo stesso modo, il calcolo delle emissioni di gas a effetto serra acquista valore quando permette di identificare le principali fonti emissive e di costruire un percorso di riduzione.
La Valutazione d’Impatto funziona secondo una logica analoga. Le evidenze raccolte non sono il punto di arrivo: diventano una base per definire priorità, correggere interventi, allocare meglio le risorse e costruire policies più efficaci.
Per questo non deve essere necessariamente pensata come un esercizio ex post. Può accompagnare anche la fase di progettazione, aiutando a esplicitare il cambiamento desiderato, i destinatari, le condizioni necessarie perché esso si realizzi e gli elementi attraverso i quali sarà possibile verificarlo. In questa prospettiva, la VIS è particolarmente usata da Enti del Terzo Settore e ONG che partecipano a bandi e fondi per l’allocazione di risorse: fondamentale per loro poter mettere nero su bianco il cambiamento che il loro intervento intende generare.
In questa prospettiva più ampia, la valutazione diventa un processo circolare: dagli obiettivi si passa alle attività e alla raccolta delle evidenze; i risultati vengono interpretati e restituiti all’organizzazione, che può utilizzarli per rivedere strategie e modalità di intervento.
Non esiste una sola Valutazione d’Impatto
La Valutazione d’Impatto può assumere forme molto diverse, perché diversi sono gli oggetti, gli obiettivi e i soggetti coinvolti.
Può avere come oggetto un singolo progetto, un programma pluriennale, un investimento, una partnership, una policy pubblica oppure, con approcci differenti, l’attività di un’organizzazione nel suo complesso. Può essere utile a imprese, Società Benefit, enti del Terzo Settore, fondazioni, pubbliche amministrazioni e investitori.
Per questa varietà di contesti e situazione, non esiste una metodologia valida sempre: alcuni approcci aiutano a ricostruire la logica attraverso cui un intervento genera cambiamento, altri ne approfondiscono gli effetti, altri ancora possono attribuire un valore economico agli outcome o osservare l’organizzazione nel suo complesso.
La scelta dipende quindi dal perimetro dell’analisi, dal cambiamento che si vuole comprendere, dagli stakeholder, dai dati disponibili e dalle decisioni che la valutazione dovrà supportare. Più che cercare un metodo “migliore” in assoluto, si tratta di individuare quello più coerente con il bisogno specifico. Su queste differenze entreremo nel merito nei prossimi approfondimenti.
Perché farla: dalla verifica al miglioramento
Come dettagliato in precedenza, la prima utilità della Valutazione d’Impatto è di carattere gestionale. Permette di capire se un intervento stia producendo gli effetti attesi, quali componenti funzionino meglio, quali risultino meno efficaci e dove sia opportuno concentrare risorse e attenzione.
C’è poi una seconda utilità, particolarmente rilevante per chi lavora sui temi della sostenibilità: rendere visibile un valore che appunto resta “intangibile”. Molti effetti importanti non hanno una traduzione immediata nei dati economici tradizionali. Pensiamo all’aumento dell’autonomia di una persona, alla crescita delle competenze, alla creazione di nuove relazioni, al rafforzamento della fiducia, a un maggiore accesso a opportunità formative o professionali.
La valutazione consente di portare questi elementi dentro un quadro strutturato, combinando evidenze quantitative e qualitative. E proprio per questo il coinvolgimento degli stakeholder diventa centrale: non sono soltanto destinatari della comunicazione finale, ma possono contribuire a identificare i cambiamenti rilevanti, verificare le ipotesi iniziali e far emergere effetti non previsti.
Questa maggiore profondità rafforza anche la credibilità dell’organizzazione. Disporre di evidenze sugli effetti prodotti può qualificare il dialogo con finanziatori, investitori, clienti, partner, istituzioni e comunità, offrendo una base più solida alla comunicazione del valore generato.
Ma la Valutazione d’Impatto dà il meglio di sé quando non viene usata per confermare ciò che si sperava di trovare. Il suo valore sta anche nella capacità di far emergere ciò che non ha funzionato.
Orientare la rotta
La Valutazione d’Impatto, quindi, non serve soltanto a raccontare ciò che è stato fatto né a dimostrare a posteriori il valore di un progetto. Il suo potenziale più interessante sta nella capacità di trasformare l’osservazione del cambiamento in uno strumento per decidere meglio.
Significa accettare anche che non tutti gli effetti siano immediatamente visibili, che alcuni risultati possano essere diversi da quelli attesi e che la valutazione possa far emergere criticità, oltre che successi. Proprio per questo può diventare uno spazio di apprendimento per l’organizzazione.
In un contesto in cui imprese, istituzioni ed enti sono sempre più chiamati a dimostrare il valore sociale e ambientale generato, la sfida non è accumulare nuovi indicatori, ma costruire evidenze utili da riportare nei piani di lavoro. Perché misurare l’impatto ha davvero senso quando ciò che impariamo torna dentro le decisioni, orienta la progettazione e contribuisce a rendere gli interventi futuri più efficaci.
Nei prossimi approfondimenti entreremo nel merito dei principali approcci e strumenti disponibili, per capire come scegliere quelli più adatti ai diversi obiettivi di valutazione.