Rapporto Eco Media 2025: la sostenibilità è diventata una notizia quotidiana

Rapporto Eco Media 2025

Innovazione sociale e crisi climatica guidano il racconto dei media italiani. Il web produce la maggior parte dei contenuti, mentre stampa e televisioni locali avvicinano ambiente e transizione ecologica alla vita delle comunità.

Dalle cronache sulle alluvioni ai servizi dedicati all’energia, dalle esperienze del Terzo settore ai dibattiti sulla COP30. Nel 2025 la sostenibilità ha attraversato con continuità il sistema dell’informazione italiano, entrando nei siti di notizie, nelle pagine dei quotidiani, nei telegiornali e nelle trasmissioni radiofoniche.

Il Rapporto Eco Media 2025, realizzato dall’Osservatorio Eco Media di Pentapolis Institute con il supporto di Volocom, restituisce la fotografia di un racconto ormai esteso e quotidiano. Non più confinato nelle rubriche ambientali o riattivato soltanto in occasione di catastrofi naturali e vertici internazionali, ma distribuito lungo tutto l’anno e intrecciato con economia, imprese, innovazione, territori e politiche pubbliche.

L’indagine ha monitorato, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2025, stampa, web, radio e televisione. Una sezione specifica è stata inoltre dedicata alla circolazione della COP30 su Facebook, Instagram, TikTok e X. Il Rapporto conta come “citazione” la presenza nei contenuti di una o più parole chiave associate ai diversi ambiti analizzati: il dato misura quindi la visibilità dei temi, non necessariamente il loro livello di approfondimento o la qualità con cui vengono trattati.

Innovazione sociale e crisi climatica in testa al racconto dei media

La categoria più presente nel 2025 è l’innovazione sociale, con 1.373.770 citazioni tra articoli, servizi televisivi e trasmissioni radiofoniche. Seguono i temi della crisi climatica e ambientale, che superano il milione di occorrenze, e quelli relativi a economia ed economia circolare, con 935.528 citazioni.

Completano le prime posizioni energia, con 782.583 menzioni, risorse naturali, con 775.957, e biodiversità, con 724.861. Più distanti risultano istituzioni e società, finanza sostenibile ed economia responsabile. Ultimi i trasporti, con 217.920 occorrenze: mobilità sostenibile, mobilità elettrica, car sharing e trasporto condiviso continuano a trovare meno spazio rispetto agli altri argomenti monitorati.

Il primato dell’innovazione sociale va letto anche alla luce dell’ampiezza della categoria, introdotta nel monitoraggio del 2025. Al suo interno rientrano imprese sociali, Terzo settore, economia sociale, rigenerazione urbana, progetti innovativi e iniziative aziendali con impatto sociale. Le parole più ricorrenti sono “innovazione”, “imprese” e “aziende”, seguite da rigenerazione urbana e Terzo settore. Il dato descrive così un’informazione sulla sostenibilità sempre più vicina al racconto dell’economia e dell’organizzazione sociale.

L’attenzione rimane costante nel corso dell’anno, con il consueto calo estivo e una ripresa tra settembre e novembre. I picchi cambiano però a seconda dei temi: l’innovazione sociale raggiunge il massimo a ottobre, anche in coincidenza con eventi dedicati all’economia civile e al Terzo settore; la crisi ambientale tocca il punto più alto a luglio; energia a giugno e finanza sostenibile a novembre.

Web, stampa, televisione e radio: quattro racconti diversi

Il Rapporto Eco Media mostra che non esiste un unico racconto della sostenibilità. Ogni mezzo seleziona temi, linguaggi e prospettive differenti.

Il web è il principale moltiplicatore dell’informazione ambientale. Produce il 73% delle citazioni sull’innovazione sociale e oltre il 64% di quelle relative alla crisi climatica. Sul totale dei contenuti online, l’innovazione sociale supera il milione di citazioni, mentre crisi climatica e ambientale oltrepassano quota 600mila. La velocità produttiva delle testate digitali, insieme al numero elevato di fonti, contribuisce naturalmente a dilatare questi volumi.

Sulla carta stampata, invece, la crisi climatica e ambientale conquista il primo posto. Qui il racconto passa spesso attraverso eventi concreti: inquinamento, alluvioni, siccità, dissesto idrogeologico e gestione delle discariche. Il termine più frequente nel cluster è “inquinamento”, con oltre 254mila occorrenze nel complesso dei mezzi analizzati, seguito da “cambiamento climatico”, alluvioni e siccità.

La televisione privilegia l’innovazione sociale, dando spazio a imprese, progetti territoriali e trasformazioni del mondo produttivo. La radio segue invece una strada diversa: la biodiversità rimane il tema più trattato, davanti a energia ed economia circolare. Ma a guidare questa attenzione sono soprattutto animali e conflitti di prossimità. Nelle trasmissioni radiofoniche, “orso” e “lupo” sono le parole dominanti, mentre l’espressione esatta “conservazione della biodiversità” resta marginale.

La stessa dinamica emerge guardando all’intero sistema informativo: nel cluster biodiversità, orsi e lupi raccolgono centinaia di migliaia di citazioni. La cronaca legata alle singole specie appare quindi più visibile del racconto complessivo sugli ecosistemi, sulle politiche di tutela e sulle cause della perdita di biodiversità.

Anche l’energia viene raccontata soprattutto attraverso le questioni di approvvigionamento e sicurezza. “Gas” è il termine più presente, con oltre 419mila occorrenze, davanti a efficienza energetica, crisi, fonti rinnovabili e idrogeno. La transizione energetica entra dunque nell’informazione quotidiana, ma continua a essere letta anche attraverso prezzi, dipendenze e tensioni del sistema energetico.

L’informazione ambientale parte dai territori

Tra i dati più significativi del Rapporto c’è il ruolo delle testate locali. Nella carta stampata e in televisione sono proprio le fonti territoriali a diffondere la quota maggiore di informazione ambientale. Nelle radio il quadro è più variabile, ma risorse naturali, economia e trasporti trovano particolare attenzione nelle emittenti locali.

È una geografia dell’informazione che rispecchia quella degli impatti. La sostenibilità diventa più comprensibile quando assume il volto di una bonifica, di un’alluvione, di un impianto energetico, di un parco o di un progetto di rigenerazione urbana. Il territorio trasforma concetti spesso astratti – transizione ecologica, adattamento, economia circolare – in questioni che riguardano direttamente la sicurezza, il lavoro, la salute e la qualità della vita.

Questa prossimità rappresenta un patrimonio informativo importante. Permette di seguire nel tempo i progetti, verificare le promesse delle amministrazioni e delle imprese, dare voce ai conflitti e raccontare soluzioni che difficilmente raggiungerebbero il dibattito nazionale.

COP30 sui social: meno contenuti, molte interazioni

La seconda parte del Rapporto analizza la presenza della COP30 sui social network. Nel corso del 2025 sono stati rilevati 17.256 contenuti pubblicati da 7.258 autori, il 28% in meno rispetto alla copertura registrata per la COP29 nel 2024. Le interazioni complessive superano però quota 834mila.

L’attenzione cresce nettamente a partire da ottobre e culmina a novembre, durante lo svolgimento della Conferenza di Belém: nello stesso mese si concentrano 13.073 menzioni e il 69% dell’engagement annuale. La settimana tra il 10 e il 16 novembre raccoglie da sola oltre 474mila interazioni.

Il 94% dei post presenta un tono classificato come neutro, il 4% negativo e il 2% positivo. Le critiche riguardano soprattutto la distanza tra gli obiettivi dichiarati e i risultati percepiti, i finanziamenti considerati insufficienti e alcune contraddizioni organizzative. Il contenuto capace di generare il maggiore coinvolgimento, con più di 77mila interazioni, riguarda per esempio l’abbattimento di alberi associato alla costruzione di un’infrastruttura stradale in vista della Conferenza.

Dalla quantità alla profondità del racconto

Il Rapporto Eco Media 2025 conferma che ambiente e sostenibilità hanno ormai una presenza strutturale nel sistema informativo italiano. La continuità delle pubblicazioni e la varietà dei temi indicano che il racconto non dipende più soltanto dalle grandi emergenze o dagli appuntamenti internazionali.

La quantità, tuttavia, è solo il primo livello della fotografia. Un elevato numero di citazioni non dice quanto siano chiari i nessi tra clima, economia e disuguaglianze, quanto spazio venga riservato alle soluzioni o quanto le notizie aiutino a distinguere tra dichiarazioni e risultati. Il monitoraggio registra la presenza delle parole; la sfida del giornalismo rimane dare loro contesto, proporzione e profondità.

La sostenibilità è entrata stabilmente nell’agenda dei media. Il passaggio successivo consiste nel trasformare questa presenza in un’informazione capace non solo di raccontare gli eventi, ma di seguire i processi, verificare gli impegni e rendere comprensibile la trasformazione in corso.

Micol Burighel

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