Uno studio tedesco segnala che molte imprese uscite dal perimetro CSRD intendono rendicontare al di fuori dell’obbligo. Ma la semplificazione europea ha rallentato i processi e indebolito la spinta politica.
La semplificazione delle regole europee sulla sostenibilità non coincide, almeno per ora, con un abbandono generalizzato della rendicontazione. Anzi. Secondo il Sustainability Transformation Monitor 2026, il 75% delle aziende che in futuro non rientreranno più nel perimetro della CSRD dichiara di voler continuare a pubblicare un report di sostenibilità. Allo stesso tempo, però, la procedura Omnibus ha già prodotto un effetto meno incoraggiante: in molte imprese ha rallentato o sospeso temporaneamente i processi di reporting.
Il dato arriva dalla Germania, dove lo studio coordinato da Bertelsmann Stiftung, Università di Amburgo, Stiftung Mercator e Peer School for Sustainable Development ha raccolto le risposte di 822 aziende, banche e investitori. Tra le imprese che resteranno obbligate a rendicontare dal 2027, il 59% si considera già ben o molto ben preparato alla CSRD, mentre solo il 18% si dichiara impreparato. È un segnale importante: nonostante l’incertezza normativa, una parte rilevante del sistema economico ha ormai strutture, dati e processi già avviati.
Il VSME lo standard preferito
Se in passato il bilancio di sostenibilità poteva essere vissuto soprattutto come un adempimento, oggi per molte imprese sembra diventare sempre più uno strumento di gestione. La Commissione europea, nel presentare nel luglio 2025 la raccomandazione sullo standard volontario VSME, ha indicato con chiarezza alcune delle ragioni per cui anche le PMI possono scegliere di rendicontare: facilitare le richieste informative lungo la catena del valore, migliorare l’accesso alla finanza, capire meglio la propria performance ESG e rafforzare resilienza e competitività. E lo stesso discorso vale ora per tutte quelle imprese che PMI non possono dirsi – per motivi dimensionali – ma che l’Omnibus ha tolto dall’obbligo.
In questo quadro, il VSME sta guadagnando spazio soprattutto tra le imprese fino a 1.000 dipendenti. Lo studio Bertelsmann rileva non solo che questo standard viene percepito positivamente nel rapporto costi-benefici, ma anche che il 55% delle aziende che intendono adottarlo si considera già ben preparato. Un altro segnale interessante riguarda la qualità del dato: la disponibilità di informazioni è migliorata in diversi ambiti, in particolare nella protezione del clima e nell’economia circolare.
Cosa cambia con l’Omnibus, un breve ripasso
Nel frattempo, il quadro normativo europeo è stato effettivamente ridisegnato. Il 24 febbraio 2026 il Consiglio Ue ha dato il via libera definitivo all’Omnibus I, che restringe il campo di applicazione della CSRD alle aziende con più di 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di fatturato netto annuo. La logica dichiarata è quella della semplificazione e della riduzione degli oneri, soprattutto per le imprese più piccole.
Il problema, però, è che la semplificazione non produce solo alleggerimento. Lo stesso Sustainability Transformation Monitor 2026 segnala che il contesto politico e regolatorio è oggi percepito come molto meno favorevole alla trasformazione: il 59% delle aziende afferma che, nel dibattito attuale, la sostenibilità sta perdendo priorità all’interno delle organizzazioni. La rilevanza della politica come motore della transizione è calata di 31 punti percentuali rispetto all’anno precedente, mentre l’incertezza normativa viene percepita molto più nettamente come un ostacolo.
Una continuità selettiva
Il quadro che emerge, quindi, è meno lineare di quanto possa sembrare. Da un lato, molte aziende già attrezzate sembrano intenzionate a non buttare via il lavoro fatto e a continuare sulla strada della trasparenza. Dall’altro, il rallentamento della pressione politica rischia di raffreddare l’ambizione e di lasciare indietro proprio le imprese meno mature. La rendicontazione volontaria può quindi diventare un terreno di continuità, ma anche di selezione: chi ha già compreso il valore strategico dei dati ESG tende a restare in movimento; chi era partito solo per obbligo potrebbe fermarsi.
Di una cosa non dobbiamo dimenticarci: il report di sostenibilità non scompare con l’allentamento normativo, ma diventa meno un obbligo generalizzato, e più una scelta strategica. E proprio per questo diventa un indicatore ancora più interessante per capire quali imprese la sostenibilità è uno strumento concreto e integrato, strettamente collegato alla propria capacità di stare sul mercato.