Tutti vogliono salire sul treno della sostenibilità. Ma per governare le complessità di un simile cambio di paradigma serviranno trasformazioni culturali e trasmissione delle conoscenze. Soprattutto all’interno delle aziende.
Normative sempre più stringenti, opinione pubblica molto sensibile, consumatori che richiedono cambiamenti, la finanza attenta a nuovi paradigmi, un mercato che si sta evolvendo rapidamente (basti pensare al boom di società benefit). Il treno della sostenibilità è sul binario e il capotreno sta per fischiare. Perdere l’occasione di salirci sopra significherebbe rimanere ai margini di una rivoluzione che sta già cambiando dall’interno il nostro modo di muoverci, consumare, produrre, lavorare, pensare, vivere. Per prendere parte alla transizione verso un modello di sviluppo più sostenibile in maniera consapevole e coerente servono però competenze, conoscenze e capacità relazionali e comunicative. Perché la questione è complicata e governarla richiede una certa abilità.
Cambia il mondo, e con lui il modo di fare impresa
La metamorfosi è già in atto. Il mondo produttivo in questi ultimi anni ha in primis cambiato atteggiamento nei confronti delle tematiche ambientali, per poi orientarsi verso politiche di sostenibilità in senso lato, agendo anche sugli aspetti di governance e di responsabilità sociale d’impresa. La variabile sostenibilità si sta infatti integrando sempre più nel tessuto economico e industriale, e un numero crescente di imprese oggi tende a inserirla tra le proprie priorità.
Allo stesso tempo, il management dell’industria e gli amministratori pubblici sono oggi sempre più sollecitati dai rispettivi stakeholder ad affrontare in maniera concreta i problemi ESG. Si pensi semplicemente al “rumore mediatico” generato dal movimento Friday for future sul tema dei cambiamenti climatici e della giustizia sociale, e su come questo abbia portato alcuni Governi e molte imprese private a rivedere i loro piani per la riduzione delle emissioni a effetto serra. Oppure si guardi ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs nell’acronimo inglese) che sono stati definiti nel 2015 dalle Nazioni Unite nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Dopo quasi sette anni, moltissime realtà pubbliche e private nel mondo hanno inserito questi obiettivi al centro delle loro politiche di sviluppo per il prossimo decennio.
Il tessuto imprenditoriale è pronto?
È necessario, però, porsi una domanda. Il tessuto imprenditoriale, in cui la piccola e media impresa è la normalità e la grande azienda corporate l’eccezione, è pronto ad assorbire e digerire la portata di questi cambiamenti? Non rischiamo di trovarci da una parte con una fortissima accelerazione sul tema della sostenibilità e dall’altra parte con l’incapacità del mondo imprenditoriale di cogliere questa sfida? A oggi, in molte realtà non esistono figure interne che si dedichino alla sostenibilità e guidino l’azienda verso la transizione ecologica.
Due C per accompagnare la transizione: competenze e conoscenze
Le tematiche legate alla sostenibilità riguardano spesso materie complesse da un punto di vista scientifico e anche legislativo, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti ambientali, e sono di frequente caratterizzate da una dimensione multidisciplinare. Alle conoscenze più tecniche si affiancano competenze comunicative, relazionali, umanistiche. Inoltre, i temi di sostenibilità sono argomenti che possono dar luogo a facili e superficiali interpretazioni o giudizi e riscaldare gli animi.
È necessario avere la piena conoscenza dei contenuti, nella consapevolezza che si tratta di temi articolati e in continua evoluzione, vissuti in maniera differente dai diversi soggetti. Occorre rimanere aggiornati con le evoluzioni normative, conoscendo bene i documenti e i processi di compliance richiesti. E tutto questo deve essere radicato in una ferma conoscenza della materia o – meglio – delle varie materie: economia circolare, energia rinnovabile, responsabilità sociale, pari opportunità, processi di governance sostenibili, inquinamento, crisi climatica, ecc…
E non va dimenticato che anche chi si occupa di comunicazione nelle varie imprese va formato e informato riguardo a tutte queste tematiche. Dopotutto, la comunicazione della sostenibilità riguarda la reputazione e soprattutto il cambiamento del comportamento nei confronti delle varie dimensioni che rientrano in questo ambito.
La complessità non può essere evitata
Se vogliamo essere pronti per questa transizione – ormai inevitabile – dobbiamo prepararci, partendo proprio dalle nostre competenze. Le imprese non potranno fare a meno di una formazione specifica e di corsi di aggiornamento. Non è un caso che la richiesta di professionalità “sostenibili” sia in crescita e che sempre più atenei stiano orientando la propria offerta formativa in questa direzione. Né mancano le iniziative di orientamento, come Meet the CSR Leaders, il progetto organizzato dal Salone della CSR in partnership con Amapola che mette in dialogo studenti e studentesse con i professionisti della sostenibilità, con l’obiettivo di supportare le nuove generazioni che intendono affacciarsi a questo tipo di carriera[1].
Il dialogo tra mondo dell’impresa, università, scuola, istituzioni e associazioni di categoria sarà centrale per incontrare gli obiettivi di domani e permettere una diffusione delle conoscenze orizzontale ed estesa.
[1] L’iniziativa prenderà forma durante i tre giorni del Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale (3, 4 e 5 ottobre 2022) presso l’Università Bocconi di Milano.
Emilio Conti
Transizione ecologica, questione (anche) di competenze
Tutti vogliono salire sul treno della sostenibilità. Ma per governare le complessità di un simile cambio di paradigma serviranno trasformazioni culturali e trasmissione delle conoscenze. Soprattutto all’interno delle aziende.
Normative sempre più stringenti, opinione pubblica molto sensibile, consumatori che richiedono cambiamenti, la finanza attenta a nuovi paradigmi, un mercato che si sta evolvendo rapidamente (basti pensare al boom di società benefit). Il treno della sostenibilità è sul binario e il capotreno sta per fischiare. Perdere l’occasione di salirci sopra significherebbe rimanere ai margini di una rivoluzione che sta già cambiando dall’interno il nostro modo di muoverci, consumare, produrre, lavorare, pensare, vivere. Per prendere parte alla transizione verso un modello di sviluppo più sostenibile in maniera consapevole e coerente servono però competenze, conoscenze e capacità relazionali e comunicative. Perché la questione è complicata e governarla richiede una certa abilità.
Cambia il mondo, e con lui il modo di fare impresa
La metamorfosi è già in atto. Il mondo produttivo in questi ultimi anni ha in primis cambiato atteggiamento nei confronti delle tematiche ambientali, per poi orientarsi verso politiche di sostenibilità in senso lato, agendo anche sugli aspetti di governance e di responsabilità sociale d’impresa. La variabile sostenibilità si sta infatti integrando sempre più nel tessuto economico e industriale, e un numero crescente di imprese oggi tende a inserirla tra le proprie priorità.
Allo stesso tempo, il management dell’industria e gli amministratori pubblici sono oggi sempre più sollecitati dai rispettivi stakeholder ad affrontare in maniera concreta i problemi ESG. Si pensi semplicemente al “rumore mediatico” generato dal movimento Friday for future sul tema dei cambiamenti climatici e della giustizia sociale, e su come questo abbia portato alcuni Governi e molte imprese private a rivedere i loro piani per la riduzione delle emissioni a effetto serra. Oppure si guardi ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs nell’acronimo inglese) che sono stati definiti nel 2015 dalle Nazioni Unite nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Dopo quasi sette anni, moltissime realtà pubbliche e private nel mondo hanno inserito questi obiettivi al centro delle loro politiche di sviluppo per il prossimo decennio.
Il tessuto imprenditoriale è pronto?
È necessario, però, porsi una domanda. Il tessuto imprenditoriale, in cui la piccola e media impresa è la normalità e la grande azienda corporate l’eccezione, è pronto ad assorbire e digerire la portata di questi cambiamenti? Non rischiamo di trovarci da una parte con una fortissima accelerazione sul tema della sostenibilità e dall’altra parte con l’incapacità del mondo imprenditoriale di cogliere questa sfida? A oggi, in molte realtà non esistono figure interne che si dedichino alla sostenibilità e guidino l’azienda verso la transizione ecologica.
Due C per accompagnare la transizione: competenze e conoscenze
Le tematiche legate alla sostenibilità riguardano spesso materie complesse da un punto di vista scientifico e anche legislativo, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti ambientali, e sono di frequente caratterizzate da una dimensione multidisciplinare. Alle conoscenze più tecniche si affiancano competenze comunicative, relazionali, umanistiche. Inoltre, i temi di sostenibilità sono argomenti che possono dar luogo a facili e superficiali interpretazioni o giudizi e riscaldare gli animi.
È necessario avere la piena conoscenza dei contenuti, nella consapevolezza che si tratta di temi articolati e in continua evoluzione, vissuti in maniera differente dai diversi soggetti. Occorre rimanere aggiornati con le evoluzioni normative, conoscendo bene i documenti e i processi di compliance richiesti. E tutto questo deve essere radicato in una ferma conoscenza della materia o – meglio – delle varie materie: economia circolare, energia rinnovabile, responsabilità sociale, pari opportunità, processi di governance sostenibili, inquinamento, crisi climatica, ecc…
E non va dimenticato che anche chi si occupa di comunicazione nelle varie imprese va formato e informato riguardo a tutte queste tematiche. Dopotutto, la comunicazione della sostenibilità riguarda la reputazione e soprattutto il cambiamento del comportamento nei confronti delle varie dimensioni che rientrano in questo ambito.
La complessità non può essere evitata
Se vogliamo essere pronti per questa transizione – ormai inevitabile – dobbiamo prepararci, partendo proprio dalle nostre competenze. Le imprese non potranno fare a meno di una formazione specifica e di corsi di aggiornamento. Non è un caso che la richiesta di professionalità “sostenibili” sia in crescita e che sempre più atenei stiano orientando la propria offerta formativa in questa direzione. Né mancano le iniziative di orientamento, come Meet the CSR Leaders, il progetto organizzato dal Salone della CSR in partnership con Amapola che mette in dialogo studenti e studentesse con i professionisti della sostenibilità, con l’obiettivo di supportare le nuove generazioni che intendono affacciarsi a questo tipo di carriera[1].
Il dialogo tra mondo dell’impresa, università, scuola, istituzioni e associazioni di categoria sarà centrale per incontrare gli obiettivi di domani e permettere una diffusione delle conoscenze orizzontale ed estesa.
[1] L’iniziativa prenderà forma durante i tre giorni del Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale (3, 4 e 5 ottobre 2022) presso l’Università Bocconi di Milano.
Emilio Conti
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