Gli equilibri climatici, in rapido cambiamento negli ultimi anni, con eventi naturali di forte intensità seguiti da siccità prolungate, stanno mettendo a serio rischio la produzione di una delle bevande più diffuse ad apprezzate al mondo: il caffè.
Secondo l’UCS – Union of Concerned Scientist, think tank statunitense indipendente che riunisce scienziati di varia specializzazione, nata nel 1969 in seno al Massachusetts Institute of Technology, tutte le maggiori nazioni fornitrici corrono rischi.
Alcuni studi stimano che la coltivazione del caffè costituisca un indotto economico che fornisce sostentamento diretto ad oltre 25 milioni di famiglie in 60 paesi nel mondo.
Arabica, Robusta, Liberica, Excelsa, ogni varietà della specie coffea si è nel corso del tempo adattata a un clima specifico. Una variazione anche solo di mezzo grado centigrado può mettere a rischio la produzione e la sussistenza stessa della pianta. Un esempio? L’epidemia di ruggine, una delle malattie che possono colpire il caffè causata da funghi patogeni che sta mietendo vittime nelle coltivazioni di montagna dell’America centrale, fino a qualche anno fa non sopravviveva al clima rigido che caratterizzava gli altipiani. L’innalzamento delle temperature ha creato un habitat in cui la ruggine sopravvive e prolifera (fonte: Macchine alimentari, dicembre 2017).
Il caffè, per la sua diffusione e per la ricorrenza che ha nella vita quotidiana delle persone, si presta a una riflessione.
L’ambiente ci lancia segnali che non possiamo ignorare. Agli scienziati sta interpretarli e denunciarli, ai governi prendere misure conseguenti a ridurne gli effetti negativi, a chi si occupa di comunicazione riuscire a tradurli in modo da generare comportamenti positivi nella popolazione.
Un certo tipo di comunicazione ambientale, catastrofista ed emozionale, ha mostrato i suoi limiti, non producendo nelle persone atteggiamenti conseguenti utili a invertire le tendenze in atto.
Ma cosa succederebbe se un certo tipo di attenzione, di consapevolezza, venisse calata nella nostra quotidianità per il tramite di un oggetto concreto, conosciuto e riconoscibile come una tazzina di caffè?
Come reagiremmo se i cambiamenti in atto bussassero alla nostra porta sotto le sembianze di un caffè meno buono, più caro o banalmente differente da quello a cui siamo abituati? Le tendenze al riscaldamento globale possono essere contenute, ma non invertite. Quindi un caffè di bassa acidità, delicato e profumato come quello ottenuto dalla varietà arabica, abituato a clima freddi e umidi, potrebbe divenire raro e costoso. Potremmo presto essere costretti a bere caffè di varietà excelsa, maggiormente abituato ai climi caldi e aridi, ma molto più amaro e forte.
La comunicazione ambientale dovrebbe svolgere questo ruolo: arrivare in maniera immediata, semplice, familiare e permetterci di capire meglio processi che avvengono a migliaia di chilometri da noi.
Parafrasando il celebre detto napoletano, la comunicazione dovrebbe arrivare come il caffè: corta, comprensibile, coinvolgente.]]>
Leggere il futuro nel caffè
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