Migliora immagine e reputazione, certifica i risultati, consolida le relazioni. E così allontana il rischio greenwashing e tanti altri…
Fare e rendicontare. La dimensione del fare – sembra scontato ricordarlo – è il fondamento su cui si basa un percorso di sostenibilità autentico e trasparente. Non esistono scappatoie: l’impegno su questo fronte deve essere concreto, coerente e consapevole (altrimenti parliamo di green o pink o social washing…). Ma l’altra dimensione – quella del rendere conto – non va tralasciata. È solo attraverso la coesistenza di questi piani d’azione che i progetti, gli obiettivi e gli impegni di un’organizzazione possono generare un impatto concreto su ambiente, società e comunità.
Non c’è quindi vera sostenibilità senza una misurazione precisa e puntuale di quanto si è fatto. Questo non solo perché è importante informare – e quindi rendere partecipi – i propri stakeholder dei risultati raggiunti e dei prossimi obiettivi, ma anche perché è solo attraverso l’attenta analisi delle proprie azioni che è possibile capire dove e come migliorare, individuare i punti di forza e le criticità, calibrare la propria strategia e pianificare il futuro. Proprio in questa ottica, il bilancio di sostenibilità diventa uno strumento essenziale per ogni impresa o organizzazione. Piccola, media o grande.
Perché dovrei fare il bilancio di sostenibilità?
Il bilancio di sostenibilità è lo strumento che raccoglie, documenta e spiega le performance di una organizzazione in ambito economico, ambientale e sociale. Mettere ordine, analizzare e dare conto di quanto fatto non è cosa da poco: ci vogliono tempo, competenze, risorse. La domanda è quindi legittima: se non è obbligata per legge, perché un’organizzazione o un’impresa dovrebbe fare il bilancio di sostenibilità?
I motivi per cui intraprendere un percorso di rendicontazione sono tanti. Innanzitutto, ogni impresa si trova oggi a operare in un contesto in cui l’attenzione sui temi di sostenibilità è altissima: i mercati, le istituzioni ma anche i cittadini e i consumatori chiedono e pretendono un maggiore impegno. Un’attenzione particolare alle imprese che rendono trasparente attraverso il bilancio di sostenibilità il loro impegno, è rivolto dal sistema finanziario e dagli investitori: un’azienda che punta sulla sostenibilità e che rende trasparente i propri sforzi è sicuramente più attraente per chi investe. E questa può essere una leva importante per spingere molte realtà verso una sostenibilità concreta.
Così, in sempre più occasioni vengono richieste le informazioni ESG – ossia relative ai temi ambientali, sociali e di buon governo di un’impresa. Il proprio livello di sostenibilità può essere determinante per ottenere un finanziamento, per accedere a un bando, oppure per entrare nella supply chain di una grande azienda o ancora per raggiungere con i propri servizi un pubblico più ampio. E l’importanza di queste informazioni è destinata a crescere. L’Unione Europea sta lavorando a una proposta di direttiva sul reporting di sostenibilità che amplierà notevolmente la platea delle imprese obbligate per legge a rendicontare, con notevoli impatti anche sulle piccole e medie imprese che fanno parte delle catene del valore.
Chi ben comincia…
Insomma, se non si è obbligati oggi a rendicontare, domani chissà. Prepararsi in anticipo, prendendo confidenza con lo strumento del bilancio di sostenibilità, con le sue dinamiche e i suoi contenuti e iniziando gradualmente, non può che fare bene.
C’è poi un discorso di immagine, reputazione e competitività. Gli impatti ambientali dei prodotti, l’etica di un’azienda, il suo impegno verso il territorio e la comunità sono aspetti sempre più rilevanti nelle scelte dei consumatori, ma anche dei buyer del mondo b2b. E il bilancio di sostenibilità è uno strumento di trasparenza: certifica impegni e risultati, allontanando il rischio greenwashing. Inoltre, permette di trasmettere una visione completa dell’identità e della strategia d’impresa, posizionando meglio l’organizzazione.
ACHTUNG! Non è solo tattica
Nonostante gli innegabili vantaggi, è fondamentale che questo tipo di percorso venga avviato al di fuori dell’ottica del puro e semplice marketing. A monte del processo di reporting ci deve essere una strategia di sostenibilità, anche embrionale, anche imperfetta, ma che sia guidata da principi di coerenza, trasparenza e onestà. Un bilancio di sostenibilità non va inteso come uno strumento tattico, attivato all’occorrenza e per correre dietro a un beneficio nel breve termine, con conseguente boomerang reputazionale.
È al lungo termine che si deve guardare: solo così è possibile liberare tutte le potenzialità del processo di reporting, con ricadute positive dentro e fuori l’impresa a livello di organizzazione e strategia. Gestire meglio i rischi, immaginare gli scenari futuri, individuare i trend, strutturare meglio la governance: è rendicontando – cioè misurando, valutando e analizzando quanto si è fatto – che ci si allena alla pianificazione.
E alle relazioni. È attraverso il confronto continuativo e bilaterale con i propri stakeholder che un’organizzazione deve individuare i temi materiali su cui rendicontare, ossia i temi più rilevanti rispetto ai suoi impatti economici, ambientali e sociali. Perché il bilancio di sostenibilità è anche uno strumento di dialogo e condivisione con i propri interlocutori strategici. Oltre a informali rispetto a progetti, obiettivi e risultati, diventa occasione per raccogliere nel tempo le aspettative, le esigenze e i desiderata degli stakeholder, per mapparle, per vederne l’evoluzione e aggiustare la propria strategia. Nella consapevolezza che la sostenibilità non si fa da soli.
Micol Burighel
Strumenti di sopravvivenza per la transizione ecologica: il bilancio di sostenibilità
Migliora immagine e reputazione, certifica i risultati, consolida le relazioni. E così allontana il rischio greenwashing e tanti altri…
Fare e rendicontare. La dimensione del fare – sembra scontato ricordarlo – è il fondamento su cui si basa un percorso di sostenibilità autentico e trasparente. Non esistono scappatoie: l’impegno su questo fronte deve essere concreto, coerente e consapevole (altrimenti parliamo di green o pink o social washing…). Ma l’altra dimensione – quella del rendere conto – non va tralasciata. È solo attraverso la coesistenza di questi piani d’azione che i progetti, gli obiettivi e gli impegni di un’organizzazione possono generare un impatto concreto su ambiente, società e comunità.
Non c’è quindi vera sostenibilità senza una misurazione precisa e puntuale di quanto si è fatto. Questo non solo perché è importante informare – e quindi rendere partecipi – i propri stakeholder dei risultati raggiunti e dei prossimi obiettivi, ma anche perché è solo attraverso l’attenta analisi delle proprie azioni che è possibile capire dove e come migliorare, individuare i punti di forza e le criticità, calibrare la propria strategia e pianificare il futuro. Proprio in questa ottica, il bilancio di sostenibilità diventa uno strumento essenziale per ogni impresa o organizzazione. Piccola, media o grande.
Perché dovrei fare il bilancio di sostenibilità?
Il bilancio di sostenibilità è lo strumento che raccoglie, documenta e spiega le performance di una organizzazione in ambito economico, ambientale e sociale. Mettere ordine, analizzare e dare conto di quanto fatto non è cosa da poco: ci vogliono tempo, competenze, risorse. La domanda è quindi legittima: se non è obbligata per legge, perché un’organizzazione o un’impresa dovrebbe fare il bilancio di sostenibilità?
I motivi per cui intraprendere un percorso di rendicontazione sono tanti. Innanzitutto, ogni impresa si trova oggi a operare in un contesto in cui l’attenzione sui temi di sostenibilità è altissima: i mercati, le istituzioni ma anche i cittadini e i consumatori chiedono e pretendono un maggiore impegno. Un’attenzione particolare alle imprese che rendono trasparente attraverso il bilancio di sostenibilità il loro impegno, è rivolto dal sistema finanziario e dagli investitori: un’azienda che punta sulla sostenibilità e che rende trasparente i propri sforzi è sicuramente più attraente per chi investe. E questa può essere una leva importante per spingere molte realtà verso una sostenibilità concreta.
Così, in sempre più occasioni vengono richieste le informazioni ESG – ossia relative ai temi ambientali, sociali e di buon governo di un’impresa. Il proprio livello di sostenibilità può essere determinante per ottenere un finanziamento, per accedere a un bando, oppure per entrare nella supply chain di una grande azienda o ancora per raggiungere con i propri servizi un pubblico più ampio. E l’importanza di queste informazioni è destinata a crescere. L’Unione Europea sta lavorando a una proposta di direttiva sul reporting di sostenibilità che amplierà notevolmente la platea delle imprese obbligate per legge a rendicontare, con notevoli impatti anche sulle piccole e medie imprese che fanno parte delle catene del valore.
Chi ben comincia…
Insomma, se non si è obbligati oggi a rendicontare, domani chissà. Prepararsi in anticipo, prendendo confidenza con lo strumento del bilancio di sostenibilità, con le sue dinamiche e i suoi contenuti e iniziando gradualmente, non può che fare bene.
C’è poi un discorso di immagine, reputazione e competitività. Gli impatti ambientali dei prodotti, l’etica di un’azienda, il suo impegno verso il territorio e la comunità sono aspetti sempre più rilevanti nelle scelte dei consumatori, ma anche dei buyer del mondo b2b. E il bilancio di sostenibilità è uno strumento di trasparenza: certifica impegni e risultati, allontanando il rischio greenwashing. Inoltre, permette di trasmettere una visione completa dell’identità e della strategia d’impresa, posizionando meglio l’organizzazione.
ACHTUNG! Non è solo tattica
Nonostante gli innegabili vantaggi, è fondamentale che questo tipo di percorso venga avviato al di fuori dell’ottica del puro e semplice marketing. A monte del processo di reporting ci deve essere una strategia di sostenibilità, anche embrionale, anche imperfetta, ma che sia guidata da principi di coerenza, trasparenza e onestà. Un bilancio di sostenibilità non va inteso come uno strumento tattico, attivato all’occorrenza e per correre dietro a un beneficio nel breve termine, con conseguente boomerang reputazionale.
È al lungo termine che si deve guardare: solo così è possibile liberare tutte le potenzialità del processo di reporting, con ricadute positive dentro e fuori l’impresa a livello di organizzazione e strategia. Gestire meglio i rischi, immaginare gli scenari futuri, individuare i trend, strutturare meglio la governance: è rendicontando – cioè misurando, valutando e analizzando quanto si è fatto – che ci si allena alla pianificazione.
E alle relazioni. È attraverso il confronto continuativo e bilaterale con i propri stakeholder che un’organizzazione deve individuare i temi materiali su cui rendicontare, ossia i temi più rilevanti rispetto ai suoi impatti economici, ambientali e sociali. Perché il bilancio di sostenibilità è anche uno strumento di dialogo e condivisione con i propri interlocutori strategici. Oltre a informali rispetto a progetti, obiettivi e risultati, diventa occasione per raccogliere nel tempo le aspettative, le esigenze e i desiderata degli stakeholder, per mapparle, per vederne l’evoluzione e aggiustare la propria strategia. Nella consapevolezza che la sostenibilità non si fa da soli.
Micol Burighel
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