di Sergio Vazzoler
Comunicazione e clima: il 2014 ha preso avvio proprio come si era concluso l’anno appena archiviato. In una morsa assai simile a quella del grande freddo che ha “polarizzato” gli Usa. Un evento che ha puntualmente fatto tornare le abituali polemiche tra comunità scientifica e negazionisti del Climate Change. E che ha riportato ancora una volta alla ribalta il complicato rapporto tra esperti, sistema dei media e opinione pubblica su questo tema.
Le polemiche sono scattate subito negli Stati Uniti: ad ogni grado di temperatura in meno si è gonfiato il numero degli aderenti al motto “altro che riscaldamento globale!”, tanto da indurre la Casa Bianca a pubblicare un video di replica sul suo sito, affidandosi alla faccia e alla voce di John Holdren, il consulente scientifico del presidente americano Barack Obama.
Il “succo” delle parole di Holdren: «Non credete a chi collega il grande freddo di questi giorni con l’inesistenza dei cambiamenti climatici, nessun singolo episodio meteo può provare o negare il Climate Change, al contrario gli eventi estremi aumenteranno proprio in virtù del riscaldamento globale». Ma se il dottor Holdren si è limitato al ragionamento difensivo, altri esperti, come Ed Hawkins, si sono lasciati andare a risposte ben più corrosive: «Possono stare tranquilli, avranno ancora qualche Natale innevato su cui far battute. Poi non so…». Dagli USA all’Europa, il passo è breve. In Gran Bretagna la recente ondata di maltempo che ha causato inondazioni e disagi nei trasporti ha visto contrapporsi il Premier David Cameron, che ha imputato l’evento alle conseguenze del Global Warming e il Met Office, l’Ufficio Meteorologico Britannico, che ha negato il legame causa-effetto, subito ripreso e amplificato dal Sun e da altri giornali inglesi che si sono scagliati contro il numero 1 di Downing Street.
Poteva mancare l’Italia al gioco delle fazioni? Macché, anche a casa nostra il grande freddo a stelle e strisce ha dato nuovi argomenti ai detrattori del Climate Change: ne sono un esempio Vittorio Feltri e Piero Vietti che hanno ironizzato sul catastrofismo di chi allarma l’opinione pubblica con il Global Warming e poi viene smentito non solo dalle temperature in picchiata ma persino dalla nave intrappolata in Antartide. Per non parlare delle “botte da orbi” che si sono scatenate sui social network tra sostenitori e negazionisti (si pensi che il post del movimento politico “ForAmerica” che ha definito “idiota” l’ex vice presidente USA Al Gore per le sue previsioni sul riscaldamento globale ha raggiunto 100mila Like e oltre 40mila condivisioni).
Insomma, non c’è che dire, il caos intorno alla comunicazione del clima appare più rumoroso che mai. Vero è che anche in questo caso si sono levate voci autorevoli e riflessive che si sono opportunatamente sottratte allo scontro da tifosi ma è altrettanto vero come queste stentino a emergere, a consolidarsi e a farsi strada nel dibattito pubblico. Dunque, che fare? Come al solito un buon esercizio rimane sempre quello di cercare il lato pragmatico e positivo delle questioni, anche quelle più conflittuali. Sia negli USA che in Europa avanzano, infatti, i programmi e le strategie di adattamento ai cambiamenti climatici. Questi piani sembrano godere di una maggiore condivisione in quanto, al di là delle polemiche sulle cause, è interesse diffuso prevedere azioni e modalità per fronteggiare al meglio gli eventi estremi e preparare le istituzioni e le comunità locali nella prevenzione degli impatti. Anche in Italia, seppur con lentezza e difficoltà, la Strategia Nazionale di Adattamento ha preso recentemente avvio e sul sito del Ministero dell’Ambiente si possono trovare le linee d’indirizzo.
Tra i punti da affrontare urgentemente due in particolare meritano attenzione: le modalità di coinvolgimento del settore privato (tassello fondamentale che può fornire soluzioni innovative alla sfida dell’adattamento) e l’analisi delle esigenze in termini di comunicazione ed educazione per amministrazioni locali e cittadini. Due punti che dovrebbero trasformarsi in un unico cantiere di lavoro per comunicatori e giornalisti. Parola-chiave: consapevolezza.
Comunicazione e clima, un cantiere di lavoro per il 2014
di Sergio Vazzoler
Comunicazione e clima: il 2014 ha preso avvio proprio come si era concluso l’anno appena archiviato. In una morsa assai simile a quella del grande freddo che ha “polarizzato” gli Usa. Un evento che ha puntualmente fatto tornare le abituali polemiche tra comunità scientifica e negazionisti del Climate Change. E che ha riportato ancora una volta alla ribalta il complicato rapporto tra esperti, sistema dei media e opinione pubblica su questo tema.
Le polemiche sono scattate subito negli Stati Uniti: ad ogni grado di temperatura in meno si è gonfiato il numero degli aderenti al motto “altro che riscaldamento globale!”, tanto da indurre la Casa Bianca a pubblicare un video di replica sul suo sito, affidandosi alla faccia e alla voce di John Holdren, il consulente scientifico del presidente americano Barack Obama.
Il “succo” delle parole di Holdren: «Non credete a chi collega il grande freddo di questi giorni con l’inesistenza dei cambiamenti climatici, nessun singolo episodio meteo può provare o negare il Climate Change, al contrario gli eventi estremi aumenteranno proprio in virtù del riscaldamento globale». Ma se il dottor Holdren si è limitato al ragionamento difensivo, altri esperti, come Ed Hawkins, si sono lasciati andare a risposte ben più corrosive: «Possono stare tranquilli, avranno ancora qualche Natale innevato su cui far battute. Poi non so…». Dagli USA all’Europa, il passo è breve. In Gran Bretagna la recente ondata di maltempo che ha causato inondazioni e disagi nei trasporti ha visto contrapporsi il Premier David Cameron, che ha imputato l’evento alle conseguenze del Global Warming e il Met Office, l’Ufficio Meteorologico Britannico, che ha negato il legame causa-effetto, subito ripreso e amplificato dal Sun e da altri giornali inglesi che si sono scagliati contro il numero 1 di Downing Street.
Poteva mancare l’Italia al gioco delle fazioni? Macché, anche a casa nostra il grande freddo a stelle e strisce ha dato nuovi argomenti ai detrattori del Climate Change: ne sono un esempio Vittorio Feltri e Piero Vietti che hanno ironizzato sul catastrofismo di chi allarma l’opinione pubblica con il Global Warming e poi viene smentito non solo dalle temperature in picchiata ma persino dalla nave intrappolata in Antartide. Per non parlare delle “botte da orbi” che si sono scatenate sui social network tra sostenitori e negazionisti (si pensi che il post del movimento politico “ForAmerica” che ha definito “idiota” l’ex vice presidente USA Al Gore per le sue previsioni sul riscaldamento globale ha raggiunto 100mila Like e oltre 40mila condivisioni).
Insomma, non c’è che dire, il caos intorno alla comunicazione del clima appare più rumoroso che mai. Vero è che anche in questo caso si sono levate voci autorevoli e riflessive che si sono opportunatamente sottratte allo scontro da tifosi ma è altrettanto vero come queste stentino a emergere, a consolidarsi e a farsi strada nel dibattito pubblico. Dunque, che fare? Come al solito un buon esercizio rimane sempre quello di cercare il lato pragmatico e positivo delle questioni, anche quelle più conflittuali. Sia negli USA che in Europa avanzano, infatti, i programmi e le strategie di adattamento ai cambiamenti climatici. Questi piani sembrano godere di una maggiore condivisione in quanto, al di là delle polemiche sulle cause, è interesse diffuso prevedere azioni e modalità per fronteggiare al meglio gli eventi estremi e preparare le istituzioni e le comunità locali nella prevenzione degli impatti. Anche in Italia, seppur con lentezza e difficoltà, la Strategia Nazionale di Adattamento ha preso recentemente avvio e sul sito del Ministero dell’Ambiente si possono trovare le linee d’indirizzo.
Tra i punti da affrontare urgentemente due in particolare meritano attenzione: le modalità di coinvolgimento del settore privato (tassello fondamentale che può fornire soluzioni innovative alla sfida dell’adattamento) e l’analisi delle esigenze in termini di comunicazione ed educazione per amministrazioni locali e cittadini. Due punti che dovrebbero trasformarsi in un unico cantiere di lavoro per comunicatori e giornalisti. Parola-chiave: consapevolezza.
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