Il punto sull’entomofagia in Europa. Una scelta quasi obbligata secondo la FAO.
Ho ancora negli occhi l’espressione inorridita di Kate Capshaw in “Indiana Jones ed il Tempio maledetto”. Era il 1984 e la futura moglie di Steven Spielberg assisteva, fra i conati, al pranzo soddisfatto di un sik che, staccando il grande carapace nero di un enorme coleottero, lo succhiava con gusto, quasi fosse un’ostrica.
Ad oltre 30 anni di distanza l’entomofagia non è più una stranezza folkloristica lontana come il Kashmir, ma una realtà che coinvolge quotidianamente oltre 2 miliardi di persone fra Asia, Africa e Centro America.
Si consumano oltre 1900 specie di insetti edibili: dai grilli, alle cavallette, alle tarme della farina. Coleotteri, imenotteri, ditteri. Ed oltre ad essere un’abitudine alimentare consolidata a molte latitudini, rischia (?) di divenire una necessità.
Secondo le stime della Fao entro il 2050 la popolazione mondiale raggiungerà i 9 miliardi. Vivremo su un pianeta con risorse sempre più scarse, meno terre coltivabili a disposizione, inquinamento delle acque, deforestazioni provocate dal pascolo e surriscaldamento del clima globale. Come far fronte a una tale situazione, senza contare che già attualmente 800 milioni di persone soffrono la fame? Gli insetti sono una delle possibili risposte che da qualche tempo circolano fra gli esperti alimentaristi e nutrizionisti di tutto il mondo.
Alcuni dati che rendono chiaro quanto sia economicamente ed ecologicamente conveniente allevare insetti: allevare 1 kg di cavallette richiede l’impiego di 2 kg di mangimi. Un kg di carne di manzo ne richiede invece 8. Dissetare 1 kg di cavallette richiede 10 litri d’acqua. Un kg di carne manzo richiede l’impiego di 15 mila litri d’acqua.
Tutto chiaro, no?
Ma allora perché non ci rimpinziamo di kebab di cavalletta, di polpette di grillo, di bistecche di bruco?
Uno dei problemi, messo in chiaro dalla maggior parte degli studi e della indagini di marketing legate all’entomofagia, è proprio il pregiudizio culturale legato al loro consumo. In poche parole il disgusto intimamente ed istintivamente legato alla vista degli insetti.
Non a caso la maggior parte dei prodotti a base di insetti in commercio (negli stati UE dove è permesso) sono commercializzati sotto forma di prodotti secchi, di farine, di cibi, cioè, che non ricordino nemmeno lontanamente la forma degli insetti.
Il secondo problema risiede nelle difficoltà legislative legate al loro consumo. Al momento nel territorio dell’Unione vi è un unico riferimento legislativo, il Regolamento comunitario 258/97 che descrive gli insetti come novel food, ovvero come cibi il cui consumo non quantitativamente riscontrabile. Per tale motivo il regolamento non ha valore cogente per gli stati membri, ma lascia libertà di applicazione.
Un’opinion dell’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) mette in luce inoltre un’altra delle difficoltà che rischiano di ritardare l’introduzione di vaschette di simpatici bruchi cotti a vapore accanto al nostro seitan preferito. Mancano ricerche epidemiologiche sul consumo di insetti.
Per le leggi europee non è sufficiente affermare, infatti, che il fatto che 2 miliardi di persone li consumi abitualmente renda gli insetti sicuri. Mancano ricerche specifiche sugli allergeni, sull’antibiotico resistenza, sul benessere animale. L’entomofagia è un orizzonte affascinante, razionalmente auspicabile, ma con una serie di difficoltà tecniche di mezzo.
Ciononostante alcune aziende si sono ritagliate una fetta di mercato (soprattutto in quel segmento di mercato già molto attento alla sostenibilità ed alla salubrità degli alimenti) nei paesi dove il consumo di alimenti è permesso.
È il caso di Crickè, azienda inglese che commercializza crackers di grillo (in realtà con un contenuto di farina di grillo non superiore al 15{f94e4705dd4b92c5eea9efac2f517841c0e94ef186bd3a34efec40b3a1787622}) e fusilli alla stessa farina. C’è da dire che i costi sono ancora proibitivi per un consumo di massa: 100 gr di crackers per 3.99 euro.
Oppure di Italbugs, azienda italiana nata nel periodo dell’Expo meneghino, che ha prodotto il primo panettone alla farina di bachi da seta (ora l’azienda ha sede in Olanda).
Oppure ancora di Essento, azienda Svizzera che produce e vende hamburger e polpette di grillo e cavallette.
Entro il 2018 entrerà in vigore un nuovo regolamento comunitario per armonizzare fra gli stati membri la possibilità di consumo degli insetti. Vedremo se questo aprirà le porte al consumo di insetti in Italia. Vedremo se accanto ai deliziosi gamberi viola di Mazara, o a quelli di Santa Margherita, avremo deliziose cavallette brune di Monte Casciano, grilli della Val d’Itria o bachi da seta di Campocroce di Mogliano.]]>
Bugs (for) life: è tempo di non fare più gli schizzinosi
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