Trump e il ritorno del negazionismo: una minaccia per diritti e clima
In un’era di disinformazione e attacchi ai diritti civili, serve una comunicazione responsabile che valorizzi la verità e costruisca ponti verso un futuro sostenibile.
La vittoria di Donald Trump nelle ultime elezioni presidenziali statunitensi rappresenta un drammatico passo indietro per i diritti civili e la battaglia globale contro il cambiamento climatico. Questa rielezione è molto più di un semplice avvicendamento politico: è la conferma di un’ideologia che disprezza l’evidenza scientifica e mina progressi fondamentali in materia di sostenibilità e diritti. Un’ideologia che non compare oggi dal nulla, all’alba di questa nuova presidenza, ma che circola da tempo, attraverso segnali di insofferenza, narrative “contro” e un fastidio sempre più diffuso verso tutto ciò che è sostenibile.
Attacchi ai diritti civili e all’autodeterminazione delle donne
La presidenza Trump ha già lasciato segni profondi sui diritti civili. Il suo atteggiamento misogino e le numerose accuse di abusi sessuali non sono solo chiacchiere da campagna elettorale. Nel maggio 2023, Trump è stato condannato per aggressione sessuale e diffamazione nei confronti della scrittrice E. Jean Carroll, con una multa di 5 milioni di dollari. Questo comportamento non è mai stato isolato, ma è parte di una narrativa più ampia che ha visto Trump sostenere apertamente politiche restrittive sui diritti riproduttivi, culminate nella promozione di un divieto federale sull’aborto. La sua visione del corpo delle donne come oggetto di controllo politico rappresenta un’offesa non solo per le donne statunitensi, ma per chiunque difenda i diritti umani nel mondo.
Inoltre, il disprezzo di Trump per la comunità LGBTQIA+ ha trovato espressione in politiche discriminatorie, come il tentativo di vietare alle persone transgender di servire nelle forze armate (un esempio su tutti, ma ce ne sono ben altri).
Una minaccia concreta per la lotta contro il cambiamento climatico
Questa rielezione solleva preoccupazioni concrete e urgenti. Trump ha già dimostrato la sua propensione a demolire regolamentazioni ambientali e a favorire le industrie dei combustibili fossili, in un totale disinteresse per gli impegni internazionali sulla sostenibilità e per la scienza.
Storicamente scettico riguardo al cambiamento climatico, che ha definito una “bufala,” Trump si era già ritirato dall’Accordo di Parigi durante il suo primo mandato e aveva promosso politiche favorevoli all’espansione delle industrie inquinanti, riducendo drasticamente le normative ambientali. Il rischio è che, in un Paese nuovamente guidato da Trump, la transizione ecologica venga percepita come un peso inutile e ostacolata a ogni livello, compromettendo non solo la leadership globale degli Stati Uniti ma scoraggiando anche gli sforzi di altri Paesi. La sua rielezione potrebbe comportare un ulteriore disimpegno statunitense dagli sforzi internazionali contro il cambiamento climatico, con potenziali ripercussioni globali. Ci sono diverse ricerche e stime (qui la più citata) che calcolano l’impatto di una nuova presidenza Trump rispetto agli investimenti sulle rinnovabili e all’aumento delle emissioni: e nessuna è positiva. Gli Stati Uniti rischiano di perdere un’opportunità storica di guidare la transizione sostenibile.
Da imgflip.com
La disinformazione come strumento di potere: fake news e negazionismo climatico
Non finisce qui. Sul fronte ambientale, Trump ha impiegato la disinformazione come leva di potere. Per sostenere le proprie posizioni e consapevole della capacità persuasiva di una certa retorica, ha diffuso falsità sul cambiamento climatico, presentandosi come il volto di un negazionismo che sta trovando sempre più consensi. Le sue dichiarazioni – come l’asserzione assurda che il livello dei mari aumenterà solo di 3 millimetri nei prossimi 400 anni, quando si tratta di 4mm ogni anno in realtà – non solo distorcono la realtà, ma negano l’evidenza scientifica. Eppure, questi messaggi hanno evidentemente fatto presa, al punto da riportarlo alla presidenza. Un segnale chiaro di come la disinformazione stia diventando un linguaggio accettato e persino accolto con entusiasmo da una parte crescente della popolazione.
Segnali preoccupanti e la necessità di una comunicazione responsabile
I segnali erano chiari già da tempo, e li avevamo analizzati. L’onda negazionista e l’attacco sistematico ai diritti richiedono ora più che mai uno sforzo collettivo per una comunicazione responsabile e trasparente. Serve una comunicazione basata sui fatti, rispettosa delle persone e delle istituzioni, capace di costruire ponti invece di innalzare muri (e con Trump questa frase un po’ fatta calza a pennello). Di fronte a una narrativa che distorce la verità e sminuisce le emergenze globali, il nostro compito diventa chiaro: dobbiamo amplificare una voce che sia in grado di orientare il cambiamento, di rispondere alla disinformazione con la forza della verità e di sostenere con determinazione l’azione per il clima e per i diritti umani.
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Trump e il ritorno del negazionismo: una minaccia per diritti e clima
In un’era di disinformazione e attacchi ai diritti civili, serve una comunicazione responsabile che valorizzi la verità e costruisca ponti verso un futuro sostenibile.
La vittoria di Donald Trump nelle ultime elezioni presidenziali statunitensi rappresenta un drammatico passo indietro per i diritti civili e la battaglia globale contro il cambiamento climatico. Questa rielezione è molto più di un semplice avvicendamento politico: è la conferma di un’ideologia che disprezza l’evidenza scientifica e mina progressi fondamentali in materia di sostenibilità e diritti. Un’ideologia che non compare oggi dal nulla, all’alba di questa nuova presidenza, ma che circola da tempo, attraverso segnali di insofferenza, narrative “contro” e un fastidio sempre più diffuso verso tutto ciò che è sostenibile.
Attacchi ai diritti civili e all’autodeterminazione delle donne
La presidenza Trump ha già lasciato segni profondi sui diritti civili. Il suo atteggiamento misogino e le numerose accuse di abusi sessuali non sono solo chiacchiere da campagna elettorale. Nel maggio 2023, Trump è stato condannato per aggressione sessuale e diffamazione nei confronti della scrittrice E. Jean Carroll, con una multa di 5 milioni di dollari. Questo comportamento non è mai stato isolato, ma è parte di una narrativa più ampia che ha visto Trump sostenere apertamente politiche restrittive sui diritti riproduttivi, culminate nella promozione di un divieto federale sull’aborto. La sua visione del corpo delle donne come oggetto di controllo politico rappresenta un’offesa non solo per le donne statunitensi, ma per chiunque difenda i diritti umani nel mondo.
Inoltre, il disprezzo di Trump per la comunità LGBTQIA+ ha trovato espressione in politiche discriminatorie, come il tentativo di vietare alle persone transgender di servire nelle forze armate (un esempio su tutti, ma ce ne sono ben altri).
Una minaccia concreta per la lotta contro il cambiamento climatico
Questa rielezione solleva preoccupazioni concrete e urgenti. Trump ha già dimostrato la sua propensione a demolire regolamentazioni ambientali e a favorire le industrie dei combustibili fossili, in un totale disinteresse per gli impegni internazionali sulla sostenibilità e per la scienza.
Storicamente scettico riguardo al cambiamento climatico, che ha definito una “bufala,” Trump si era già ritirato dall’Accordo di Parigi durante il suo primo mandato e aveva promosso politiche favorevoli all’espansione delle industrie inquinanti, riducendo drasticamente le normative ambientali. Il rischio è che, in un Paese nuovamente guidato da Trump, la transizione ecologica venga percepita come un peso inutile e ostacolata a ogni livello, compromettendo non solo la leadership globale degli Stati Uniti ma scoraggiando anche gli sforzi di altri Paesi. La sua rielezione potrebbe comportare un ulteriore disimpegno statunitense dagli sforzi internazionali contro il cambiamento climatico, con potenziali ripercussioni globali. Ci sono diverse ricerche e stime (qui la più citata) che calcolano l’impatto di una nuova presidenza Trump rispetto agli investimenti sulle rinnovabili e all’aumento delle emissioni: e nessuna è positiva. Gli Stati Uniti rischiano di perdere un’opportunità storica di guidare la transizione sostenibile.
La disinformazione come strumento di potere: fake news e negazionismo climatico
Non finisce qui. Sul fronte ambientale, Trump ha impiegato la disinformazione come leva di potere. Per sostenere le proprie posizioni e consapevole della capacità persuasiva di una certa retorica, ha diffuso falsità sul cambiamento climatico, presentandosi come il volto di un negazionismo che sta trovando sempre più consensi. Le sue dichiarazioni – come l’asserzione assurda che il livello dei mari aumenterà solo di 3 millimetri nei prossimi 400 anni, quando si tratta di 4mm ogni anno in realtà – non solo distorcono la realtà, ma negano l’evidenza scientifica. Eppure, questi messaggi hanno evidentemente fatto presa, al punto da riportarlo alla presidenza. Un segnale chiaro di come la disinformazione stia diventando un linguaggio accettato e persino accolto con entusiasmo da una parte crescente della popolazione.
Segnali preoccupanti e la necessità di una comunicazione responsabile
I segnali erano chiari già da tempo, e li avevamo analizzati. L’onda negazionista e l’attacco sistematico ai diritti richiedono ora più che mai uno sforzo collettivo per una comunicazione responsabile e trasparente. Serve una comunicazione basata sui fatti, rispettosa delle persone e delle istituzioni, capace di costruire ponti invece di innalzare muri (e con Trump questa frase un po’ fatta calza a pennello). Di fronte a una narrativa che distorce la verità e sminuisce le emergenze globali, il nostro compito diventa chiaro: dobbiamo amplificare una voce che sia in grado di orientare il cambiamento, di rispondere alla disinformazione con la forza della verità e di sostenere con determinazione l’azione per il clima e per i diritti umani.
Micol Burighel
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