di Alberto Marzetta
Sembra un gioco di parole, invece è una piacevole realtà. L’esperienza di Amapola al Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale, evento di richiamo nazionale per il tema della Responsabilità Sociale di Impresa tenutosi ad inizio ottobre, può essere raccontata proprio così: se si rende la sostenibilità sostenibile, questa offre i suoi frutti.
Cosa intendo? É presto detto: affrontare il tema della CSR con un linguaggio comprensibile da ogni azienda o professionista, possibilmente senza fronzoli e anglicismi, tarato sull’esperienza quotidiana di ciascuno – fatta di azioni, di opportunità e problemi concreti che solo in seconda battuta diventano numeri da riclassificare – rende la sostenibilità alla portata di tutti, perché la converte in “fare” e in risultati concreti.
É scontato? Tutt’altro! La cartina di tornasole è proprio l’opinione diffusa che abbiamo raccolto durante il Salone, secondo la quale la partecipazione all’edizione 2017 è stata utile, e da ripetersi, perché i partecipanti sono tornati a casa con progetti e idee comprensibili, più facilmente rapportabili alla propria esperienza quotidiana e quindi replicabili. Un dato che non era emerso, o non era emerso con questa chiarezza, nelle edizioni precedenti.
Il Salone 2017 ha cambiato il modo verbale, passando dal condizionale all’indicativo presente. Ha modificato il suo scopo ultimo, passando dall’informare e divulgare al fare.
Un passaggio necessario è stato compiuto. Ritengo infatti che non sia pensabile agire su un tema di cambiamento nel modo di fare business, ma soprattutto di responsabilità rispetto all’agire di impresa nei confronti di persone e territorio, se la sostenibilità rimane un pranzo di gala con una cerchia ristretta di invitati. Ed è proprio il passaggio “dal parlare al fare” che dischiude la porta della sostenibilità anche alle piccole e medie imprese che, così, possono sia capire cosa significa “fare sostenibilità”, sia mettere in pista progetti realizzabili anche per aziende di dimensioni ridotte.
Non mi pare un caso che le parole che con più insistenza ho sentito durante la due giorni di Milano siano state “approccio integrato”. L’approccio integrato è l’esatta prassi dell’impresa medio-piccola che, spesso con risorse ridotte in termini finanziari, ma anche umane, si adopera per raggiungere i propri obiettivi.
Ecco la CSR che si spiega e si rende comprensibile sottolineando come “in maniera integrale” si possa progettare e ottenere vantaggi. Questa è l’unica CSR che, senza ipocrisie o trucchi di immagine, assolve il proprio compito: mettere l’azienda al servizio della società, diventando un esempio di vera circolarità, ponendo in equilibrio il dare con l’avere.
Rendere sostenibile la sostenibilità
di Alberto Marzetta
Sembra un gioco di parole, invece è una piacevole realtà. L’esperienza di Amapola al Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale, evento di richiamo nazionale per il tema della Responsabilità Sociale di Impresa tenutosi ad inizio ottobre, può essere raccontata proprio così: se si rende la sostenibilità sostenibile, questa offre i suoi frutti.
Cosa intendo? É presto detto: affrontare il tema della CSR con un linguaggio comprensibile da ogni azienda o professionista, possibilmente senza fronzoli e anglicismi, tarato sull’esperienza quotidiana di ciascuno – fatta di azioni, di opportunità e problemi concreti che solo in seconda battuta diventano numeri da riclassificare – rende la sostenibilità alla portata di tutti, perché la converte in “fare” e in risultati concreti.
É scontato? Tutt’altro! La cartina di tornasole è proprio l’opinione diffusa che abbiamo raccolto durante il Salone, secondo la quale la partecipazione all’edizione 2017 è stata utile, e da ripetersi, perché i partecipanti sono tornati a casa con progetti e idee comprensibili, più facilmente rapportabili alla propria esperienza quotidiana e quindi replicabili. Un dato che non era emerso, o non era emerso con questa chiarezza, nelle edizioni precedenti.
Il Salone 2017 ha cambiato il modo verbale, passando dal condizionale all’indicativo presente. Ha modificato il suo scopo ultimo, passando dall’informare e divulgare al fare.
Un passaggio necessario è stato compiuto. Ritengo infatti che non sia pensabile agire su un tema di cambiamento nel modo di fare business, ma soprattutto di responsabilità rispetto all’agire di impresa nei confronti di persone e territorio, se la sostenibilità rimane un pranzo di gala con una cerchia ristretta di invitati. Ed è proprio il passaggio “dal parlare al fare” che dischiude la porta della sostenibilità anche alle piccole e medie imprese che, così, possono sia capire cosa significa “fare sostenibilità”, sia mettere in pista progetti realizzabili anche per aziende di dimensioni ridotte.
Non mi pare un caso che le parole che con più insistenza ho sentito durante la due giorni di Milano siano state “approccio integrato”. L’approccio integrato è l’esatta prassi dell’impresa medio-piccola che, spesso con risorse ridotte in termini finanziari, ma anche umane, si adopera per raggiungere i propri obiettivi.
Ecco la CSR che si spiega e si rende comprensibile sottolineando come “in maniera integrale” si possa progettare e ottenere vantaggi. Questa è l’unica CSR che, senza ipocrisie o trucchi di immagine, assolve il proprio compito: mettere l’azienda al servizio della società, diventando un esempio di vera circolarità, ponendo in equilibrio il dare con l’avere.
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