Omnibus entra ufficialmente in vigore: cosa cambia per CSRD e CSDDD

Bandiera dell'Unione Europea - Gli sviluppi della CSRD con il pacchetto Omnibus

Dal 18 marzo è in vigore la Direttiva (UE) 2026/470, tassello centrale del pacchetto Omnibus. Ecco il recap dell’iter e delle principali modifiche a reporting e due diligence di sostenibilità.

La Direttiva (UE) 2026/470, cuore del pacchetto Omnibus I sulla sostenibilità d’impresa, è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 26 febbraio 2026 ed è entrata in vigore il 18 marzo 2026, cioè il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione. Con questo atto si chiude il percorso legislativo avviato dalla Commissione europea il 26 febbraio 2025 e si apre ora la fase di recepimento nazionale da parte di tutti i Paesi. Per le parti che modificano revisione legale, direttiva contabile e CSRD, gli Stati membri dovranno adeguarsi entro il 19 marzo 2027; per la parte relativa alla CSDDD, il termine di recepimento è fissato al 26 luglio 2028.

Come si è arrivati qui: proposta, stop-the-clock e quick fix

L’iter Omnibus si è sviluppato in tre passaggi principali. Il primo è stata la proposta della Commissione del febbraio 2025, pensata per ridurre il carico amministrativo delle regole europee sulla sostenibilità. Il secondo è arrivato con la direttiva cosiddetta stop-the-clock, la Direttiva (UE) 2025/794, adottata il 14 aprile 2025 e pubblicata il 16 aprile: questo intervento ha rinviato di due anni l’applicazione della CSRD per le imprese che avrebbero dovuto iniziare a rendicontare per gli esercizi 2025 e 2026, cioè le cosiddette wave 2 e wave 3. La stessa direttiva ha anche posticipato di un anno il calendario di applicazione della CSDDD per il primo gruppo di imprese interessate.

Il terzo passaggio è stato il quick fix sugli ESRS per le imprese della wave 1, cioè quelle già chiamate a rendicontare sul 2024. La Commissione lo ha adottato l’11 luglio 2025 con il Regolamento delegato (UE) 2025/1416, poi pubblicato il 10 novembre 2025. In pratica, il quick fix ha evitato che le aziende già partite dovessero aggiungere nuovi obblighi rispetto al primo anno di reporting, estendendo al 2025 e 2026 alcune esenzioni transitorie già previste e offrendo maggiore flessibilità anche alle imprese con oltre 750 dipendenti.

CSRD: scope più ristretto e più spazio alla rendicontazione volontaria

La modifica più visibile della Direttiva 2026/470 riguarda la CSRD. Per gli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2027, l’obbligo di rendicontazione viene ristretto alle imprese e ai gruppi che superano contemporaneamente 450 milioni di euro di fatturato netto e una media di 1.000 dipendenti durante l’esercizio. La direttiva chiarisce anche che le imprese oggi dentro il perimetro solo in base ai criteri precedenti, ma fuori dal nuovo perimetro, escono dall’obbligo a partire dagli esercizi 2027; inoltre, gli Stati membri possono esentare alcune imprese sotto le nuove soglie già per gli esercizi 2025 e 2026.

Accanto alla riduzione del perimetro, Omnibus introduce un secondo tassello: uno standard di rendicontazione volontaria per le imprese con non più di 1.000 dipendenti, che la Commissione dovrà adottare con atto delegato entro il 19 luglio 2026. Fino ad allora, resta come riferimento la raccomandazione europea basata sullo standard VSME di EFRAG. La logica è duplice: offrire una via semplificata a chi vuole continuare a rendicontare e limitare le richieste informative che le grandi imprese possono scaricare sulla catena del valore.

ESRS e assurance: revisione in arrivo, ma niente salto alla reasonable assurance

La direttiva non si limita allo scope. Nel testo si prevede che la Commissione, entro sei mesi dall’entrata in vigore, adotti un atto delegato per rivedere il primo set di ESRS: meno datapoint, più focus sulle informazioni quantitative, più distinzione tra dati obbligatori e volontari, maggiore chiarezza sull’applicazione della materialità e migliore coerenza con altre norme europee e standard globali. Sul fronte assurance, resta la limited assurance, ma il termine per adottare gli standard europei viene spostato al 1° luglio 2027. Viene invece eliminato il passaggio previsto verso la reasonable assurance, con l’obiettivo dichiarato di evitare un ulteriore aumento dei costi.

CSDDD: più tempo, monitoraggio meno frequente e perimetro più mirato

Anche la Corporate Sustainability Due Diligence Directive cambia in modo sostanziale. Dopo lo stop-the-clock del 2025, la Direttiva 2026/470 conferma che gli Stati membri dovranno recepirla entro il 26 luglio 2028 e applicarla dal 26 luglio 2029 per la generalità delle imprese in scope, con regole specifiche per l’articolo 16 sui piani climatici a partire dagli esercizi che iniziano il 1° gennaio 2030.

Nel merito, il testo restringe e rende più selettivi alcuni obblighi. Le valutazioni periodiche sull’adeguatezza e l’efficacia delle misure di due diligence non saranno più annuali, ma dovranno essere svolte almeno ogni cinque anni, salvo cambiamenti significativi o segnali di nuovi rischi. Nella raccolta di informazioni dai partner commerciali, le richieste dovranno essere necessarie, mirate e proporzionate; nel caso di partner con meno di 5.000 dipendenti, potranno essere chieste solo se i dati non sono ragionevolmente ottenibili in altro modo. La direttiva prevede inoltre che, quando più aree presentano rischi equivalenti, le imprese possano dare priorità alle situazioni che coinvolgono partner commerciali diretti.

Un quadro più leggero, ma non ancora stabilizzato

Il nuovo assetto, quindi, è più leggero rispetto a quello delineato originariamente da CSRD e CSDDD, ma non è ancora del tutto stabilizzato. La Commissione dovrà completare la revisione degli ESRS e adottare gli standard volontari per le imprese fino a 1.000 dipendenti. Per le aziende, il punto ora è capire come riposizionare processi, tempi e perimetro di compliance dentro un sistema che resta europeo, ma molto più selettivo e graduale rispetto a quello disegnato all’inizio del percorso.

Micol Burighel

 

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